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01/01/2009

La sicurezza? Si evolve

Accuratezza della progettazione, materiali sempre più resistenti e sofisticati, ergonomia e comodità di utilizzo a prova di cantiere. E, non ultimo, un occhio di riguardo anche al design. Queste le linee di sviluppo che guidano oggi l'evoluzione di prodotti e soluzioni per la sicurezza in cantiere.

Parlare di evoluzione tecnologica in un settore come quello della sicurezza in cantiere significa inevitabilmente parlare anche, e per certi versi soprattutto, della sua crescita culturale su questo delicato fronte. Non è questa la sede per riprendere le annose diatribe e i rimpalli di responsabilità che spesso accompagnano il tema, e no è nostra intenzione farlo.
Ma è d'altro canto innegabile che anche i migliori sistemi e dispositivi di sicurezza, se non utilizzati o utilizzati in maniera non corretta, restano privi di qualsiasi efficacia. La sempre maggiore responsabilizzazione degli operatori, dei datori di lavoro e di tutti i soggetti interessati, sancita nel tempo da una disciplina giuridica dettagliata e stringente (di cui il recente Testo Unico sulla Sicurezza rappresenta, per ora, l'ultima tappa), ha rappresentato e rappresenta quindi un passaggio esiziale del "fare sicurezza" in cantiere.
Su questa premessa di carattere culturale si è via via innestata negli anni una speculare crescita tecnologica di attrezzature e dispositivi finalizzati a salvaguardare l'integrità fisica degli operatori; crescita che, a seconda delle loro tipologie, si è declinata in svariate direzioni, tutte finalizzate ad aumentarne l'efficacia, il grado di protezione, la durata nel tempo e, in qualche caso, persino la gradevolezza estetica. Vediamo le direttrici lungo le quali si è sviluppato questo percorso.

Le tendenze generali

Anche se ognuna delle svariate tipologie di attrezzature e dispositivi di protezione, individuali e collettivi, di cui si compone il panorama di questo segmento ha seguito propri percorsi di evoluzione, esistono senza dubbio alcune linee guida di carattere più generale che ne hanno orientato e ne orientano lo sviluppo.
Come abbiamo già accennato un primo fattore, di carattere culturale, è rappresentato dalla sempre maggiore presa di coscienza della pericolosità dell'"ambiente cantiere", e in particolare di alcune sue situazioni operative (prima fra tutte i lavori in quota, su cui si concentra tutt'oggi il maggior numero di infortuni sul lavoro), la quale, pur se a volte sull'onda di spinte emotive, ha nel tempo dato impulso a un'importante evoluzione legislativa. Evoluzione che se da un lato ha puntato i riflettori sui rischi, dall'altro ha focalizzato in maniera dettagliata - oltre ai comportamenti - gli strumenti esistenti per ridurne sensibilmente le possibili conseguenze.
E tutto questo non solo a livello di normativa europea e nazionale ma anche in sede locale, come testimoniano le iniziative di alcune Regioni particolarmente sensibili al problema (fra tutte, Lombardia e Toscana) che hanno sviluppato una regolamentazione comunale per l'edilizia in genere, con l'obbligo di definire già in sede progettuale i criteri di sicurezza del cantiere. Evoluzioni normative, queste, cui ha fatto da contraltare una maggiore presa di coscienza da parte degli operatori dei pericoli connessi alla loro professione, primo passo per allontanarsi da quell'"abitudine al rischio" che, insieme alle materiali condizioni operative, rappresenta tradizionalmente una delle cause primarie di incidenti.
A questa vivacità su versante normativo il mondo della produzione ha risposto, da un lato, moltiplicando e diversificando la proposta; una strategia che, va precisato, non ha tuttavia perseguito un semplice aumento indiscriminato dei prodotti, quanto piuttosto una più precisa focalizzazione dell'offerta in funzione dell'ambito applicativo dei prodotti stessi. Maggiore varietà, insomma, ma nel quadro di una specializzazione per funzioni. Sotto un altro e diverso profilo, a questa specializzazione ha corrisposto un progressivo e continuo miglioramento delle caratteristiche di attrezzature e dispositivi di protezione, che inizia sin dalla fase della loro progettazione (peraltro anch'essa oggetto di una disciplina molto dettagliata) per estendersi poi a materiali e tecniche utilizzate in fase di produzione.
Il risultato? Una gamma d'offerta che spicca per qualità dei materiali - alcuni dei quali fortemente innovativi - e accuratezza costruttiva, requisiti peraltro indispensabili alla luce della delicatezza dei compiti che tali prodotti sono chiamati a svolgere. Prodotti di qualità, dunque. Ma anche comodi e confortevoli da usare, come vuole un'altra importante tendenza che governa oggi questo segmento di mercato. La protezione dell'operatore, insomma, non va a scapito né della funzionalità né della libertà di azione e movimento, indispensabili per lavorare presto e bene.
Un principio apprezzabile, questo, e che non ultimo sgombra il campo da quella scomodità che spesso è stata usata in passato come alibi per non utilizzare tutte le protezioni che il mercato offre e la legge prescrive. E per quanto possa sembrare un poco forzato parlare di estetica e design in questo contesto, ai produttori va ascritto il merito di aver badato anche a questo aspetto, soprattutto negli ultimi anni; lo dimostra la cura e il livello raggiunti dal segmento dell'abbigliamento da cantiere, che in molti casi poco hanno da invidiare alle linee non - work.
A migliorare nettamente, infine, come meglio vedremo esaminando nel dettaglio le specifiche merceologie, è stata anche la documentazione tecnica a corredo, così come i supporti tecnici forniti dai produttori sia ai rivenditori che agli utenti finali. Non di sola carta si parla, comunque, come dimostrano le numerose iniziative di formazione organizzate dai marchi più prestigiosi del settore, focalizzate tanto sugli aspetti normativi quanto sulla quotidiana pratica di cantiere.

Individuali...

Anche se quella grande famiglia di attrezzature racchiusa nella denominazione "dispositivi di protezione individuale" è stata spesso sottovalutata sotto il profilo dei suoi contenuti tecnologici, la realtà attuale manifesta con evidenza l'erroneità di questa convinzione. Del resto, sarebbe sufficiente una rapida occhiata alle dettagliate prescrizioni che le normative, europee e nazionali, dettano in relazione ai loro criteri produttivi, alla loro marcatura e alle caratteristiche che tali dispositivi devono possedere in termini di livello di protezione dell'operatore, ergonomia, comfort, innocuità, per convincersi del contrario.
Tutto questo già a partire dal "semplice" abbigliamento da cantiere, segmento in cui alla già citata ricercatezza del design si affianca l'utilizzo di materiali tecnici sempre più resistenti e protettivi. E nel quadro di una proposta commerciale in cui diversificazione fa rima con specializzazione: confrontando i cataloghi di alcuni anni fa con quelli attuali, infatti, è facile constatare come il numero delle referenze sia nettamente aumentato, e che ognuna di esse sia oggi destinata ad impieghi sempre più specifici e focalizzati, in funzione dei quali sono ottimizzate le relative caratteristiche.
Analoghe considerazioni si possono esprimere in relazione all'ampio segmento dei dispositivi di protezione di singole parti del corpo (testa, viso, occhi, mani e braccia, udito, vie respiratorie, piedi e gambe), ambito in cui i contenuti tecnici dei prodotti sono facilmente verificabili in quanto attestati obbligatoriamente dal produttore per mezzo di test e analisi effettuati per verificare i livelli e le classi di protezione dei DPI; e dei dispositivi di protezione dell'intero corpo (attrezzature di protezione contro le cadute, attrezzature con freno ad assorbimento di energia cinetica, dispositivi di sostegno del corpo come le imbracature di sicurezza), queste ultime progettate per l'utilizzo in combinazione con sistemi di protezione collettiva come le linee vita.

...e collettivi

Il ruolo da protagonista della sicurezza in cantiere assunto dai dispositivi di protezione collettiva è un fenomeno in crescita nel nostro paese soprattutto negli ultimi anni, in controtendenza con la maggiore attenzione (quando c'era...) tradizionalmente dedicata ai dispositivi di protezione individuale.
Le star commerciali di questo segmento sono oggi le cosiddette linee vita, installazioni fisse utilizzabili in una vasta serie di operazioni costituite da elementi metallici ancorati alla struttura di copertura (supporti metallici, tasselli con occhiello, binari, ecc.) ai quali può essere direttamente ancorata una corda a norma EN353-2 (cordino) agganciata all'imbracatura indossata dall'operatore, oppure fra i quali viene fissato e tesato un cavo di acciaio o in fibra sintetica, sempre per l'aggancio dell'imbracatura di sicurezza dell'operatore che, con questa seconda soluzione, riesce a muoversi in sicurezza in una superficie più ampia; altro elemento determinante è l'assorbitore (EN 355 o EN 353-2) di energia interposto fra il connettore alla linea di vita e l'imbracatura, che deve rendere meno traumatico il colpo di arresto in caso di caduta.
Su questi dispositivi i maggiori produttori del settore sicurezza hanno concentrato notevoli sforzi sia sul versante progettuale che su quello costruttivo. Sforzi indirizzati quindi, in primo luogo, sul miglioramento dei materiali utilizzati per la loro fabbricazione al fine di garantirne l'efficienza e la durata nel tempo, aspetto quest'ultimo particolarmente critico in quanto dispositivi destinati a rimanere permanentemente esposti agli agenti atmosferici e alle relative aggressioni; ma anche, parallelamente, a una progressiva semplificazione, come dimostra i numero crescente di kit di installazione completi oggi reperibili in commercio.
Proprio le modalità di installazione e le relative problematiche, tradizionale anello debole della catena della sicurezza in questo segmento insieme alle corrette modalità di utilizzo, raccolgono oggi le maggiori attenzioni da parte dei produttori, che non a caso frequentemente organizzano anche corsi per gli utilizzatori allo scopo di informare correttamente coloro che con questi sistemi devono costantemente lavorare. Ma poiché quella della sicurezza è una catena complessa, non vanno dimenticate due ulteriori tipologie di dispositivi, forse meno appariscenti ma non per questo meno determinanti: parapetti e reti anticaduta, elementi distinti ma legati da un rapporto di complementarietà e che infatti, specie in particolari situazioni di cantiere, vengono obbligatoriamente utilizzati in combinazione.
Anche in questo caso, protagonista della loro evoluzione tecnologica è l'utilizzo di materiali sofisticati (strutture metalliche resistenti alla corrosione, fibre con elevata resistenza a rottura, ecc.), in grado di resistere all'impiego prolungato in esterni senza perdere - soprattutto nel caso delle reti - le proprietà da cui dipende il loro coefficiente di sicurezza. Quanto mai fondamentali, anche in questo caso, sono le corrette modalità di installazione dei dispositivi, in relazione alle quali massimo è il supporto offerto dai produttori sia a livello documentale che formativo.

CONDOR

Nell'ambito tecnologico sicuramente l'attenzione è stata rivolta alla fornitura di servizi, al perfezionamento delle tecnologie e all'affiancamento del cliente sul cantiere. Riguardo alla distribuzione si è passati dalla vendita diretta al noleggio delle attrezzature, servizio quest'ultimo particolarmente apprezzato dalla clientela.
Francesco Petrosino, business development Manager di CONDOR Group

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